Vincenzo √irus Borriello

Probabilmente è un'istinto da predatore quello che spinge Vincenzo Borriello a gettarsi a capofitto sulla strada. C'è qualcosa di legato alla caccia nel suo modo di intendere la foto di strada. Il territorio del banchetto è la sua Milano. Quella più centrale. La Milano del Duomo, di piazza San Babila, delle stazioni delle metro più frequentate. Il centro del mondo. E' lì che l'autore di origine partenopea scova le sue prede. La strada per lui è fatta di pazienti appostamenti, di repentine fughe per rincorrere il soggetto, di buona faccia tosta e sano cinismo da fotoreporter d'assalto. Alla continua ricerca del suo pasto giornaliero, Virus dietro di lui immagini che solo in apparenza hanno per protagoniste scene di ordinaria quotidianità. All'osservatore più smaliziato, invece, non sfuggirà di certo la notevole e del tutto peculiare capacità documentaristica dell'autore. La fotografia di strada per Virus è una continua ricerca di istantanee di vita comune. Come afferma egli stesso, la macchina fotografica è solo un mezzo per uno scopo. La tecnica? Passa in secondo piano. Per l'autore, infatti è il "fiuto" ciò che serve. Il sapere individuare il soggetto giusto e rubargli la personalità. Anche l'elaborazione delle sue immagini riflette perfettamente questo stile. La strada ed i suoi protagonisti vengono esaltati, messi sotto una lente d'ingrandimento che ne accentua ogni sfumatura e che trasforma l'ordinario in poetici affreschi dal forte impatto visivo. Ad aiutarlo in ciò sono i suoi trascorsi come illustratore e vignettista. Quasi a ribadire che tra scrivere con la luce e farlo con la matita non c'è poi così tanta differenza. Nelle immagini del Virus non vi è solo un mero susseguirsi di catture. Nei suoi scatti si nasconde molto di più: tra le righe, infatti, si cela una sottile e visionaria riflessione sulla società di oggi e i suoi protagonisti.

Tommaso Veneziano